Arbitrare è una questione di buon senso




Nuova sede per la riunione precampionato degli arbitri di basket, ospitati sabato mattina dall’Oratorio San Paolo, e nuovo relatore per illustrare le tante novità introdotte quest’anno nel regolamento FIBA: Valerio Salustri, arbitro di Lega 2 e istruttore regionale miniarbitri.

Un incontro particolarmente intenso, a cui hanno preso parte circa 40 arbitri: numero eccellente, che dà il senso di un sempre maggiore coinvolgimento dei nostri fischietti nella struttura CSI.
Sulle novità non ci dilungheremo, rimandando alla visione dei filmati, molto ben fatti, pubblicati sul sito della FIP. Del tutto rivoluzionaria, comunque, la regola del “passo zero”, che rivoluziona il modo di condurre la palla e altresì molto importanti sono le modifiche alle norme sull’espulsione e il fallo antisportivo, da cui consegue la necessità di una maggiore attenzione nei contatti da parte dei giocatori.

http://www.fip.it/news.asp?IDNews=10566


Con Valerio Salustri andiamo ad approfondire alcune questioni, non solo sul tema regolamentare ma soprattutto sull’approccio che l’arbitro deve avere con la partita.

Valerio, è la prima volta che entri in contatto col mondo CSI. Che impressioni ne hai ricavato?

Anche se era la prima volta, molti di questi arbitri li conoscevo, perché hanno vantano una carriera FIP. Al di là di questo ho trovato un ambiente molto familiare e sereno, grazie al quale mi sono trovato subito a mio agio. Ma l’aspetto più importante è che ho avuto delle risposte positive d parte di tutti i presenti.


Parliamo delle modifiche al regolamento: tu che ne pensi nel complesso?

Belle o brutte che siano queste regole rappresentano un’ulteriore evoluzione verso un gioco più fluido, veloce e spettacolare. Poi, se sono un errore lo scopriremo negli anni a venire. D’altra parte, chi è dell’ambiente sa bene che il basket cambia in continuazione. Rispetto a quando ho cominciato io sembra quasi un altro sport.

Non è che qui si sta cercando di scimmiottare un po’ troppo la NBA?

Secondo me assolutamente no. Si tratta invece di creare una via unica nel modo di applicare il regolamento. Ad esempio, le infrazioni di passi sulla virata venivano fischiate solo in Italia e Spagna.

Altra questione poi è quella dei falli antisportivi: si rischia di penalizzare chi magari è un po’ rude per mancanza di una tecnica di base.

L’obiettivo è quello di non vedere più dei contatti che di fatto sono inutili e che non fanno parte della pallacanestro. Pure qui si volge verso una maggiore spettacolarità del gioco e non credo ci siamo molto da discutere.

Un arbitro a livello amatoriale come è il nostro, però, vive problematiche diverse…

Indubbiamente, io da arbitro di Lega 2 non potrei arbitrare nello stesso modo in ambito giovanile o amatoriale. In campo i giocatori fanno quello che l’arbitro concede, perciò alla base di tutto deve esserci il buon senso nell’applicare il regolamento. Questo significa che il direttore di gara deve adattarsi alla categoria e alla singola partita.

Anche all’arbitro amatoriale, comunque, di richiede una sempre maggiore conoscenza del gioco.

E’ vero. Bisogna saper distinguere dal contatto grossolano da quello fatto sistematicamente per evitare un certo tipo di giochi. L’arbitro, in sostanza, dovrebbe riuscire ad anticipare il momento di pericolo; cosa tutt’altro che facile, ma se ha voglia di lavorare sui dettagli, se è in grado di mantenere alta la velocità di reazione e se, lo ripeto, agisce con buon senso, la sua direzione sarà certamente efficace. Poi, aggiungo che è anche importante che l’arbitro si diverta, sentire l’emozione dell’attesa della gara e uscire dal campo contento di quello che ha fatto.


  • 04/11/2017

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