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E’ stato il presidente della commissione calcio Filippo Moretti a volerne la partecipazione, per far si che gli arbitri potessero approcciare la materia della psicologia dello sport e trarne degli spunti di riflessione per migliorare le proprie prestazioni sui campi di gioco.

Con l’ausilio di slide, il dott.Simone ha spiegato innanzitutto il ruolo dello psicologo nello sport. Una figura che non va confusa con quella del motivatore o del mental coach, che hanno un ambito più ristretto. Egli deve in primo luogo interessarsi all’altro e crescere con l’altro, svolgendo altresì un periodo di monitoraggio del contesto in cui opera. Quindi, lo psicologo si applica sulla preparazione mentale dell’atleta, partendo dalla ricerca delle motivazioni.

Il metodo da lui utilizzato è quello della visualizzazione di eventi passati dove il soggetto ha sperimentato situazioni positive. Vedersi dal di fuori o visualizzarsi mentalmente, permette all’atleta, e in particolare all’arbitro, di trovare le condizioni di raggiungere il benessere e cercare le risorse per fare meglio.  E’ un lavoro individualizzato, in cui deve venire a crearsi un’alleanza fra psicologo e atleta, lavorando sul “qui e ora”, ovvero affrontando gli obiettivi a breve scadenza.

Numerose le domande poste dai direttori di gara presenti, riferiti a casi specifici che essi devono affrontare durante la propria attività. L’aspetto basilare che ne è emerso è che l’arbitro, alla luce di quanto esposto dal dott.Simone, deve preoccuparsi esclusivamente di affrontare la partita nelle migliori condizioni possibili, ovvero nello “stato di flow”.

Per raggiungerlo bisogna creare autoefficacia (credere di saper far bene una cosa) e autostima e quindi saper gestire l’ansia, trovando il livello ottimale, che naturalmente varia da soggetto a soggetto. Un livello troppo basso genera pigrizia, stanchezza e noi; uno troppo alto provoca uno stato di stress che si riversa in atteggiamenti negativi.
Pertanto, nello stato di flow, il direttore di gara dovrebbe essere in grado di gestire al meglio i rapporti con i giocatori, gli allenatori e i dirigenti, fermo restando che egli deve partire dalla consapevolezza che il proprio ruolo lo espone comunque a situazioni critiche.

Questi, in sintesi, i principali contenuti emersi durante l’incontro, che è stato molto apprezzato dai partecipanti e potrà dar luogo, in futuro, ad ulteriori approfondimenti.


M.C.



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