La retorica dello sport, un tappeto da spazzolare

Per deciderlo basta leggere i giornali. Dopo Messi e Neymar, anche le star Cristiano Ronaldo e Mourinho sono finiti nei guai per evasione fiscale milionaria. Prima di loro Blatter e Platini, i “santoni” del calcio europeo, sono stati “dimessi” per giri di denaro sospetti. Il CIO, top management dello sport mondiale, ha avuto i suoi problemi di corruzione ai massimi livelli per le “nomination” delle candidature olimpiche. Il doping sembra un’implacabile araba fenice che, data per sotto controllo, rifiorisce tra i campioni di questo o quello sport a rendere dubbi medaglie e record. Davvero non manca nulla nel catalogo delle “opacità” sportive: connessioni tra tifoserie e malavita organizzata, gare e scommesse truccate, riciclaggio.

Sembra dunque chiaro che lo sport non è affatto immune dai vizi capitali che affliggono la società odierna: carrierismo, cinismo, avidità, mancanza di scrupoli. E più si sta in alto nella piramide della società e dello sport, più si fanno forti le tentazioni e più si fanno deboli le capacità di resistergli.
Scandalizzarsi è da ingenui, insistere a celare sotto il tappeto della retorica questa realtà “polverosa” è da sognatori o da furbetti.

Ecco perché suona azzardata l’idea, anche questa ampiamente proclamata, che il “grande sport” abbia, tra i suoi significati e le sue giustificazioni, quello di fornire luminosi esempi di vita ai ragazzi e ai giovani. Come in ogni.. cesto di mele, ci sono le buone e le andate a male. Il fruitore deve saper valutare e non farsi incantare da chi gli vende le mele.

Fuor di metafora, ci vorrebbe una cultura sportiva diffusa tale da consentirci una visione serenamente critica dello sport che ci viene rappresentato e che più o meno inconsciamente oggi i ragazzi tendono ad imitare così com’è. Negli aspetti migliori e in quelli più discutibili.  Per grandi e piccini l’educazione attraverso lo sport passa anche da questa necessità.
  • 22/06/2017

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