Casa Comitato, un progetto di sicuro avvenire


“Casa Comitato – spiega il responsabile del Progetto Alessandro Miceli, arbitro e formatore di arbitri di calcio e calcio5 – ha avuto ben 3 anni di gestazione prima di essere messo in campo, proprio perché volevamo partire col piede giusto e stimolare la partecipazione dei club. Le difficoltà che si incontrano in un ambiente come quello del calcio sono diverse, prima fra tutte quella di incanalare la passione nella via di comunicazione più giusta. Inutile nascondercelo: il pallone porta allo scontro, anche perché l’esempio dato dai giocatori di alto livello non è sempre il migliore. In sostanza, stiamo facendo questo lavoro per far sì che il gioco sia davvero di tutti.”

Il successo del primo incontro testimonia che Casa Comitato era proprio quel che mancava per far sentire le società sportive più vicine e più partecipi alla vita del CSI. “Dobbiamo superare il concetto – aggiunge Miceli - per cui il tesserato è un utente che prende su tutto quello che gli viene offerto, puntando all’obiettivo di renderlo consapevole del proprio status di associato. Questo significa anche renderlo partecipe alle decisioni, come ad esempio è successo nel settore femminile, dove sono state le società stesse a decidere sulla possibilità di deroga su un aspetto regolamentare. Il tesserato deve sentirsi il primo proprietario del CSI.”

E’ troppo presto per fare un primo bilancio, ma perlomeno si possono già cogliere delle sensazioni. “Indubbiamente ci vuole tempo, e comunque il tempo è sempre meglio investirlo che perderlo inutilmente. Le sensazioni ricavate dal primo incontro sono positive, perché abbiamo notato voglia di partecipare e di costruire insieme il gioco. La cosa che mi ha sorpreso maggiormente è la grande richiesta di formazione dei dirigenti ed allenatori. Tanti sono dei papà che si improvvisano nei ruoli e non essendo addentro alle varie materie gestionali e tecniche avvertono il bisogno di imparare. Per questo, stiamo ora studiando un percorso ad hoc sul modello arbitrale, che consenta agli operatori delle società di capire il gioco, perché in tal modo si gioca meglio e ci si relaziona diversamente con gli arbitri.”

Prestare attenzione alle persone, abbattere le distanze di comunicazione, facendo un passo indietro rispetto alla tecnologia per rivalutare i rapporti umani, ricerca costante del dialogo. Questi i piccoli grandi “segreti” di Casa Comitato, un’iniziativa che sarà capace di fare scuola.

Il prossimo appuntamento è per il 22 febbraio all’Istituto Pio XI ed anche lì ci attendiamo una partecipazione numerosa e convinta.

  • 14/02/2017

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