Rinnovare il CSI nello spirito e nei progetti, ampliando l’impegno nel sociale



Ricostruire la speranza, ricucire il Paese, pacificare la società. Tre missioni in una che non vanno oltre lo sport, ma ne sublimano il ruolo di mediatore politico-sociale, unitamente a quello educativo-formativo, percorrendo la strada maestra dei valori cristiani. 

Il nuovo salto di qualità che si chiede al CSI è dunque quello di lavorare per costruire una società migliore, di dare risposte concrete ai bisogni della gente, di adeguarsi con rapidità e coscienza ai mutamenti sociali e di risvegliare la spiritualità.

Questo è il messaggio lanciato dalla convention di Assisi, dove i nostri dirigenti regionali sono stati affiancati, nel “salotto” dei relatori, da personaggi di elevato spessore culturale e morale, che conoscono bene la realtà dell’Associazione e grazie a ciò sono stati in grado di offrirci riflessioni mirate.

Si è partiti dalla valorizzazione di un principio che parrebbe scontato, ma al giorno d’oggi proprio non lo è: il recupero della storia. 
Ora che stiamo celebrando i 75 anni del CSI, l’occasione è propizia per riscoprire il nostro passato, sia per evitare di rifare gli stessi errori, sia per ravvivare le motivazioni che spingono ognuno di noi ad essere parte di questa grande realtà.

Il CSI – lo ha ricordato il prof. Ernesto Preziosi, storico del movimento cattolico in Italia – ha una storia che si rapporta con quella del Paese. Ed è una storia di persone e di idee, partita negli anni ’30 con Luigi Gedda, che ha attraversato le varie epoche siglando, se non addirittura anticipando, alcune tappe evolutive fondamentali dello sport nazionale.

Ma la storia del CSI è anche la storia dell’impegno politico e sociale dei cattolici, altro grande filone dei lavori di Assisi, su cui sono inizialmente intervenuti il Presidente della CEI S.E. Gualtiero Bassetti, il Presidente del Forum delle associazioni familiari Gianluigi De Palo e il docente di storia contemporanea prof. Andrea Ciampani.

L’associazionismo cattolico - di cui il CSI è parte integrante – è l’interfaccia ideale tra chiesa e società e tra chiesa e politica, e come tale aiuta la democrazia a riaffermarsi costantemente.
Ciò non toglie che il nostro impegno associativo debba essere rivolto innanzitutto ai ragazzi che vanno sui campi e alle persone che li accompagnano, con la logica del dono. Ma non ci si deve fermare a questo: all’operatore CSI si chiede un impegno che va ben oltre la buona organizzazione dei campionati, delle attività formative e quant’altro. Egli deve anche saper riflettere sui contenuti per generare proposte, rifuggendo il rischio di scadere nella mediocrità.  Ancor di più, è chiamato a donare la propria vita per il bene comune, credendo fortemente nella propria missione sociale: stare vicino alla gente per capirne i problemi, per poi avviare processi volti alla trasformazione della società stessa facendo i passi opportuni.

Questo significa avere la volontà di partecipare, di stringere alleanze e di avere interlocutori validi, di assumersi delle responsabilità, intendendo la vita politica come servizio e la vita associativa come il dare risposte a bisogni pratici, avendo alle spalle la guida e il conforto della Chiesa.
“Ricostruire, ricucire, ripacificare – ha sottolineato il Vescovo Bassetti – sono un cammino concreto da fare insieme, comunità ecclesiale e cittadini. La nostra società ha pulsioni differenti e contrastanti; negli ultimi anni si sta diffondendo un modus vivendi concentrato sull’individualismo, che vede il più debole come un peso. Per ricostruire il paese e pacificare la società dobbiamo impegnarci tutti in opere e in carità, perché la carità unisce e rinfranca, e sconfigge la paura.”

Nella sessione conclusiva della convention di Assisi, questi temi sono stati ripresi nella tavola rotonda sulla vita del CSI, che ha avuto al centro il Presidente CSI Emilia Romagna Raffaele Candini e il vicepresidente nazionale Marco Calogiuri, ma ha avuto anche numerosi contributi sia da parte degli stessi presidenti CSI Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria, che degli altri dirigenti presenti in sala.

Attività sportiva, formazione, stile CSI, appartenenza ecclesiale, sono stati gli assi portanti dei dibattiti, proprio per porre le basi per un rinnovamento improntato sulle linee sopra esposte.
In conclusione, il presidente nazionale Vittorio Bosio, ha manifestato anch’egli il desiderio di “rimettere insieme l’associazione per far sì che il CSI possa lavorare per un futuro migliore per tutti quelli che, senza di noi, non troverebbero chi li accoglie.  Le problematiche da affrontare sono tante, sia all’interno che all’esterno. Le società sportive hanno tante esigenze, che spesso si scontrano con la sempre più accentuata crisi del volontariato. Se non stiamo attenti in futuro avremo sempre meno ASD e sempre più società lucrative che pensano al bene proprio e non a quello dei ragazzi. E a rendere la situazione ancor più preoccupante c’è il fatto che né il Governo, né il CONI, rispetto alle novità recentemente introdotte, finora hanno parlato di società sportive.”

E’ stata una presa di coscienza molto importante, quella fatta ad Assisi. Ora tocca a tutti noi tradurre le parole in fatti, senza se e senza ma.

  • 07/03/2019

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