Notte dei Capitani, l'espressione autentica dell'essere CSI

E’ sempre bello festeggiare l’arrivo del Natale con la Notte dei Capitani. C’è la preghiera, c’è la riflessione, c’è il dono, c’è l’espressione dei buoni propositi per il domani. E naturalmente c’è anche la festa. Un evento che non perde mai di appeal, anzi, mai come stavolta la partecipazione è stata folta e intensa, e non solo per il fatto che, per la prima volta, sono stati invitati anche i capitani delle squadre Open.

La serata, condotta da Daniele Rosini, si è aperta con un tributo a Papa Francesco, nell’imminenza del suo 80esimo compleanno. Immagini di sport, con Papa Bergoglio che celebra l’importanza dello sport come occasione di incontro e di promozione della cultura della pace.

A seguire, è stata la volta del “padrone di casa”, il presidente provinciale Daniele Pasquini, che con molta originalità ha cominciato a parlare di Capitani partendo dall’immagine di un funambolo. Cosa c’entra? L’elemento comune è l’equilibrio, quello che bisogna riuscire a mantenere fra compagni di squadra, avversari e arbitro. Ma il problema non è solo quello di trovare la posizione giusta e mantenerla. Il Capitano deve vivere il suo ruolo di “funambolo” con dinamismo, cioè riuscire a percepire i cambiamenti e reagire a qualsiasi variazione del contesto esterno.
Proseguendo idealmente il discorso di Pasquini, Mons. PierGaetano Lugano ha valorizzato i principi della crescita e del divertimento, abbinati a quelli della solidarietà e dell’accoglienza. Per questo, ha valorizzato la fase del “terzo tempo”, cioè di ciò che viene dopo l’aspetto agonistico, in cui si esprime la gioia di stare insieme nelle competizione. Competizione che è sinonimo di risultato: non tanto in termini di punteggio, quanto di riconoscimento del modo con cui si è giocato.

Dopo il primo, piacevole e simpatico intermezzo della Scuola Romana di Circo, con Luca Puzio e Dario Falcone al centro della scena, è entrato in scena il primo ospite d’onore: l’ex farfalla azzurra Marta Pagnini, venuta appositamente da Milano, che ha appena lasciato l’attività dopo il mancato bronzo nella gara di ritmica alle Olimpiadi di Rio. Non ha lasciato per delusione, ha detto, ma perché a 25 anni in questo sport si è già vecchie. E, da grande Capitana quale è stata, ha raccontato la sua esperienza sportiva prestando attenzione alla particolarità di questo ruolo. “Il Capitano è un punto di riferimento per gli altri; qualsiasi cosa faccia è preso ad esempio. Se il Capitano è forte, la squadra è forte. Ma il Capitano, mentre aiuta a tirare il carro, non deve fare il lavoro degli altri, perché non sarebbe giusto, bensì favorire lo sviluppo di una combinazione di forze.

Preceduta da un filmato che ha illustrato l’esperienza della Polisportiva Il Gabbiano del prof.Mauro Raffaeli, che svolge attività con ragazzi affetti da disagio mentale, la seconda special guest della serata si è accomodata sul divanetto delle interviste insieme a Rosini: si tratta di Olimpia Tarzia, Vicepresidente Commissione Cultura e Sport della Regione Lazio. “Lo sport – ha detto – rappresenta la possibilità di esprimersi a prescindere dalle proprie capacità. Ed è proprio grazie allo sport che si attiva un percorso grazie al quale l’individuo giunge a vivere la propria vita in equilibrio e armonia. Non solo, lo sport può dare tantissimo anche sul piano educativo, del rispetto di sé e delle regole. È una scuola di vita. E in una società così individualista come la nostra, lo sport è fondamentale per promuovere la cultura della condivisione.”

La carrellata dei Vip si è conclusa con Ivo Ferriani, membro del Comitato Olimpico Internazionale, con un gran passato da sportivo praticante, soprattutto nel bob, allenatore e dirigente. Anche lui si è sobbarcato un viaggio dal Nord (Torino) per gratificare i nostri Capitani. “Io – ha affermato – sono stato capitano nonostante non fossi il più bravo di tutti. E nel mio ruolo non dovevo obbligare gli altri a fare certe cose, ma cercare di convincerli. Solo così si può arrivare a dare tutti insieme molto più di quanto un singolo non possa dare.
Oggi mi sento un privilegiato. Lo sport mi ha messo nelle condizioni di scegliere. E sono diventato membro del CIO un passo dopo l'altro: dall'essere atleta, studente, allenatore fino ad essere dirigente, in un lungo percorso, fatto con impegno e sacrificio, ma anche pieno di soddisfazioni, seguendo sempre la linea indicatami dagli allenatori, i buoni maestri. Crescete con lo sport e sognate in grande!”

Ed eccoci finalmente al clou, al momento che i nostri Capitani hanno atteso per un anno intero. Don Filippo Morlacchi, direttore della Pastorale Scolastica del Vicariato di Roma, che da anni collabora con il CSI per lo sviluppo di progetti per il settore di competenza, ha salutato i presenti invitandoli a riflettere su questo ruolo del capitano. “Ci sono cose che non sempre si imparano a scuola, come il gioco di squadra. Il capitano è uno che non vuole vincere in prima persona, ma che vuole far vincere i propri compagni. E per fare questo deve trovare in sé la forza.” Nel benedire le fasce da Capitano, ha poi aggiunto che esse sono il simbolo di umile servizio e non di prepotenza.

E’ toccato a Gabriele Scarpino dell’Acquacetosa Ciampino a leggere il decalogo del Capitano, chiamando gli altri ragazzi a pronunciare il solenne “mi impegno”. Prestato il giuramento, i ragazzi hanno recitato insieme a Don Morlacchi il Padre Nostro e poi hanno sfilato ordinatamente per ricevere la Fascia.
Una bella ed intensa serata, che chiude nel migliore dei modi l’anno solare del CSI Roma e ci proietta, tutti insieme, con rinnovato entusiasmo verso la seconda parte della stagione.

  • 18/12/2016

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