La forza del nostro passato ci lancia verso un futuro migliore


Di sport ce ne è stato troppo poco, in questo 2020 ormai in fuga, perciò il CSI Roma, col prezioso lavoro di Angela Teja e il contributo di Alessandro Pellas, ha voluto dedicare alle Società Sportive una piccola ma preziosa testimonianza di quanto è stato fatto dalla fondazione ad oggi, in oltre 75 anni di storia.

L’idea era nata lo scorso anno, in occasione della mostra “Nati per correre”, che nel suo tour nazionale fece tappa ad Albano, con tanti bei cimeli in esposizione, e un convegno sugli archivi sportivi, dal quale emerse l’intendimento della nostra Associazione di valorizzare il proprio passato, non solo in chiave prettamente culturale, ma soprattutto per renderla testimonianza “attiva” dei valori cristiani e sociali che sono le fondamenta del progetto CSI.

“La storia si costruisce soltanto sulle fonti originarie – spiega l’autrice Angela Teja – che però al momento sono poca cosa rispetto a quanto il CSI Roma può raccontare dal 1944 ad oggi. Quindi abbiamo avviato uno studio molto più ampio che ci porterà a realizzare un’opera definitiva. Questa, pertanto, costituisce una sorta di preview di quella che sarà una storia più importante.”

Per questa presentazione, dall’album fotografico riprodotto nell’opuscolo non potevamo che estrarre l’immagine che tutti possono riconoscere: l’ingresso della nostra storica sede di Lungotevere Flaminio 55, ai tempi in cui esisteva solo il bianco e nero, che è il comune denominatore delle tante epoche attraversate dal CSI Roma a partire dal 1944.

Con una minuziosa opera di ricostruzione, viene proposto l’albo d’onore dei dirigenti: i presidenti, i vicepresidenti, i consulenti ecclesiastici, i segretari e altri ancora, che con la loro cultura sportiva, il loro spirito d’iniziativa, il loro entusiasmo, hanno permesso alla nostra realtà di diventare grande, apprezzata e vitale come lo è oggi.

Daniele Pasquini, che si avvia ad essere il presidente dal corso più lungo (già 9 anni in carica, attualmente secondo dietro Vincenzo Natalizia, che diresse il Comitato dal ’59 al ’71)  ha tenuto a sottolineare nell’introduzione che  “proprio in questo momento difficile, il senso di appartenenza e la fidelizzazione al CSI ha bisogno di essere alimentato con forza e continuità. Il rischio più subdolo, nascosto e strisciante per una realtà associativa, è la capacità della pandemia di sfilacciare le relazioni, di allontanare le persone, di rinchiuderle ancora di più in una sfera privata e privatistica. Esattamente il contrario del compito affidato oltre settantacinque anni fa al CSI, che è chiamato ad associare, cioè a tenere insieme, a generare comunità, a far sbocciare l’indole naturale della socialità e della condivisione.”

Cos’altro aggiungere sulle 28 pagine  di questa graziosa opera? Soltanto che bisogna leggerla! Per scoprire, ad esempio, che il CSI era nel cuore di personaggi politici e religiosi di altissimo spessore quali Giulio Andreotti, il Cardinale Dell’Acqua, figura vicinissiama a Giovanni XXII e a Paolo VI, Aldo Moro, Don Carlo Mazza, già cappellano della squadra olimpica italiana. O ancora che tra i primi presidenti ci fu quel Generoso Dattilo che arbitrò qualcosa come 265 gare in serie A e numerose a livello internazionale, fra cui la famosa Usa-Inghilterra dei Mondiali in Brasile nel 1950. E, cosa forse più importante, che fu proprio il nostro Comitato, negli anni ’60, a cominciare a dare battaglia contro l’attività sportiva precoce, riconducendo l’attività degli Under 14 nell’alveo del nuovo concetto di “polisportività”.
Come non ricordare, infine, un “pezzo da 90” come Franco Mazzalupi, divenuto presidente nel 2000, a coronamento di 50 anni di attività come dirigente CSI con una infinità di incarichi, dotato di una memoria storica straordinaria che purtroppo non ha mai voluto mettere nero su bianco, preferendo dispensarcela “a pillole” quando lo incontravamo in Comitato.

L’emozione sta prendendo il sopravvento e ci spingerebbe a raccontarlo tutto, questo piccolo libro. Ma non vogliamo rovinarvi il gusto di scoprili da soli, i suoi contenuti. Perciò, dopo le festività natalizie, vi aspettiamo in tanti per consegnarvelo di persona, con un grande sorriso e un abbraccio virtuale, sperando che al più presto possa tornare ad essere vero.


  • 30/12/2020

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