Essere Capitano, una questione di responsabilità

Per la prima volta la Notte dei Capitani lascia la sede di Via Montona per spostarsi nel teatro dell’Istituto Sacro Cuore. Un contesto nuovo, più raccolto e forse più adatto a questa iniziativa, che pur avendo un palinsesto consolidato ogni anno offre nuovi spunti di riflessione e porta alla ribalta CSI personaggi inediti, ognuno con una significativa esperienza da raccontare.

Ad introdurre la serata - condotta da Giulia Costantini - non poteva che essere il nostro presidente Daniele Pasquini il quale, nel ricordare che la parola sport si fonda sui termini passione e divertimento, ha poi sottolineato che questo non significa che lo sport non sia una cosa seria. “Anzi, quello che fate – ha detto rivolgendosi ai capitani – è una cosa molto seria.”
La serietà dell’impegno che si assume il capitano è ancora maggiore, perché a lui spetta il compito di trasmettere ai suoi compagni tutti quei valori che connotano uno sport capace di costruire un mondo migliore, come recita la stessa Carta Olimpica.

Questo principio è stato sottolineato da Teresa Zompetti, responsabile Strategia e Responsabilità Sociale del CONI, che ci ha poi raccontato alcuni dei progetti sociali quali: Fratelli di Sport, per il recupero di tossicodipendenti, carcerati, ecc., che punta a premiare quei tecnici che si segnalano per la loro dedizione a queste attività; “Sport e Integrazione: la vittoria più bella", che premia le migliori pratiche per la promozione delle politiche di integrazione nello sport; il programma dedicato alla diffusione della pratica sportiva tra i disabili.
Nel mondo della scuola, la Zompetti coglie positivi segnali di risveglio sia a livello primario, dove almeno il 60/70% degli istituti fa due ore di attività motoria alla settimana, sia in quello superiore, visto che molte scuole – dove gli insegnanti in passato hanno spesso boicottato gli studenti-sportivi - stanno sposando il progetto CONI rivolto agli atleti di interesse nazionale, che propone percorsi scolastici personalizzati. Dai 500 di due anni fa siamo arrivati ai 6000 ragazzi di quest’anno, sottolinea con orgoglio la dirigente, che poi sottolinea: “lo sport aiuta all’apprendimento, e infatti tanti di questi ragazzi hanno ottimi voti, all’ingresso nel mondo del lavoro e ad affrontare la vita”.
L’augurio ai nostri capitani è “di fare sport tutta la vita, e di essere esempio positivo ovunque, facendo tesoro delle amicizie che si fanno sul campo di gara.”

Di responsabilità, sacrificio e…discussioni con i professori ne sa qualcosa Manila Flamini, Oro mondiale nel 2017 a Budapest nel nuoto sincronizzato, giunta a Via Bardanzellu con i genitori e il marito. Pure lei ha dovuto fare i conti coi problemi che ha avuto a scuola per il fatto che, fra estenuati allenamenti e gare nazionali e internazionali, non poteva essere assidua negli studi come tutti gli altri. 
Il suo ricordo più bello è proprio la vittoria di 2 anni fa, ricorda Manila. “Avevamo di fronte l’imbattibile Russia. Per cercare di superarla, dovevamo emozionare il pubblico con un qualcosa di attuale; perciò abbiamo ideato una coreografia che raccontava il viaggio degli immigrati a Lampedusa. E grazie a questo abbiamo vinto.” L’atleta della Polizia dice che per lei lo sport non è mai stato un gioco, ma, per l’appunto, una cosa molto seria, che le ha permesso di raggiungere obiettivi importanti.

Potrebbe essere proprio lei l’emblema del Messaggio al mondo dello sport per il Santo Natale 2018, intitolato “Scendi in vita… da artista”, scritto da don Gionatan De Marco, Direttore dell'Ufficio Nazionale della CEI per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo e Sport.
Colui che poi benedirà le fasce consegnate ai nostri capitani a fine serata, infatti, ha ravvisato nella fantasia uno dei tre elementi che accomunano lo sport al vangelo. Gli altri due sono il coraggio e l’altruismo, proprio come dice la famosa canzone di De Gregori.
Da circa un anno e mezzo a capo del nuovo Ufficio della CEI, don De Marco dice che la Chiesa sta facendo ancora allenamento nel suo orientarsi nel mondo dello sport. Forse anche per questo non si è presentato in abiti “ufficiali”, bensì con una bella tuta da atleta nazionale, sulla quale ha un po’ ironizzato in relazione al suo aspetto fisico, ma che rende l’idea di quanto sia sincera questa sua partecipazione alla Notte dei Capitani. Con l’occasione, ha anche lanciato il progetto JoySport, che partirà nel prossimo febbraio, mirata a tradurre in un qualcosa di concreto il documento “Dare il meglio di sé”.
Quanto al singolare messaggio di Natale, don Gionatan dice che è un invito a “trovare la bellezza che ognuno di noi ha dentro di se e farla esplodere”. Lo sportivo, ha aggiunto, è un artista che dà spettacolo e emozioni, e che spetta al capitano dare alla squadra queste motivazioni.
“La squadra che voi guidate deve dare sempre il meglio di se e tornare a casa con la gioia di avercela messa tutta!” Questa la conclusione del “nostro” don Gionatan, quello che potremmo definire…l’uomo giusto al posto giusto!

Educare i ragazzi al rispetto, ovvero a ciò che ci trattiene dall’offendere gli altri, ledere i loro diritti, menomare i loro beni. Questa è la mission che lo sport deve avere, secondo il formatore nazionale CSI Andrea Barbetti. Gli episodi di intolleranza che purtroppo ancora troppo spesso di verificano, vanno affrontati, a suo dire, con la cultura. “Se conosci non hai paura”, ha affermato Mircea Lucescu, e “Conoscere l’altro ci arricchisce”, ha detto Cesare Prandelli. Due esempi che Barbetti ha voluto trasmetterci nel corso della serata, prima di raccontarci la disavventura di cui è stato vittima. Lui che sa sempre, nella sua attività di intellettuale ad ampio raggio, si è schierato contro l’odio e la discriminazione razziale, è diventato vittima di terroristi di stampo nazista, che hanno imbrattato di svastiche e di scritte minacciose la scuola in cui il prof.Barbetti insegna. A lui è giunta la solidarietà del sindaco di Roma e del presidente della Regione Lazio, a cui si unisce ovviamente quella del CSI Roma, con l’abbraccio dato a nome di tutti da Daniele Pasquini.

Il rituale giuramento sul Decalogo del Capitano, da parte di una ragazza del Santa Gemma, e la consegna delle fasce benedette hanno ben concluso questa serata, che regala ai nostri capitani un ricco bagaglio di valori e di esperienze, che dovranno portarsi dietro con orgoglio ed aprire con entusiasmo nella loro vita sportiva, e non solo.

  • 16/12/2018

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