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Una società al giorno: UCB Lanuvio

Tra le tante grandi realtà cestistiche dei Castelli, la UCB Lanuvio ha saputo ritagliarsi spazi importanti, ottenendo tanti risultati di prestigio a livello provinciale. 

Agostino, in questo momento così difficile per l’Italia, dove la ripartenza sembra essere così incerta, anche e soprattutto dal punto di vista sportivo, quali sono le tue maggiori preoccupazioni?
La principale è la tristezza che traspare dai comportamenti dei ragazzi in fascia adolescenziale tramite i social, dove proponiamo una serie di iniziative per tenerli impegnati, anche oltre l’aspetto sportivo. La mancanza di interazione diretta fra di loro è un handicap terribile, che rischia di ripercuotersi  negli anni a venire. Per questo, immagino che quando potremo tornare in attività dovremo cercare innanzitutto di recuperarli sul piano mentale e sociale.  

La data del 18 maggio sarà un passaggio determinante in tal senso?
Non so fino a che punto. Al di là di quanto può stabilire il Governo, bisogna confrontarsi con le posizioni che andranno ad assumere le altre entità coinvolte: il mondo della scuola, le istituzioni locali, le federazioni, ecc. Attualmente, si coglie in tutte queste entità la paura di prendersi delle responsabilità, così tutto va a scaricarsi sull’ultimo gradino, che è la società sportiva. Ma poi noi abbiamo a che fare coi genitori e se anche una virgola dovesse andare fuori posto non voglio immaginare le conseguenze che potremmo subire sul piano personale. 

Cosa ti aspetti dalle istituzioni?
Il problema di fondo è la mancanza di linee guida mirate allo sport di base, perché qui si fa tanto un parlare della serie A di calcio e dello sport di vertice, ma il Governo dovrebbe pensare innanzitutto a quei milioni di bambini e di ragazzi che non diventeranno mai professionisti. Ecco, a mio avviso questa epidemia dovrebbe diventare l’occasione per rivedere il sistema sport italiano, ponendo al centro l’attività giovanile.

Cosa proponi in concreto?
Attingendo dai vari clinic e workshop che sto seguendo, ho creato un’ipotesi di protocollo mirata al basket. In base alla grandezza dell’impianto che si ha a disposizione, bisognerebbe delineare dei settori, che nel mio caso sarebbero 6, ognuno dei quali verrebbe occupato da un ragazzo per turno, che avrà la propria palla e i propri attrezzi, senza scambiarli con gli altri compagni. I ragazzi devono accedere in palestra cambiandosi solo le scarpe; al termine della lezione, devono sanificare il pallone e gli attrezzi che hanno utilizzato e uscire da una via diversa da quella di ingresso.

Restando all’attualità, cosa state proponendo ai vostri tesserati?
Per i piccoli abbiamo creato un gruppo su facebook proponendo dei video per fare attività a casa e altresì dando l’input per realizzare dei disegni sul tema “Andrà tutto bene” in chiave cestistica. Per i più grandi sono previsti dei protocolli di esercizi che servono per mantenere un minimo di tono muscolare.

Per concludere: il futuro?
Il pericolo è che per l’attività in palestra dovremo attendere chissà quanto tempo. All’aperto forse sarà più facile, ma per questo avremmo una valida alternativa nell’impianto dell’oratorio, che non ha un’attività propria. Il principale auspicio, però, è che ci sia data la possibilità di realizzare i campi estivi, che proponiamo ormai da 15 anni e sono molto seguiti. 

  • 06/05/2020

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