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Una società al giorno: S. Francesca Cabrini


E’ da più di vent’anni che la ASD S.F. Cabrini opera nella omonima struttura parrocchiale in zona Piazza Bologna, vantando oggi circa 200 tesserati fra quelli che partecipano ai campionati CSI e quelli impegnati a livello federale. 

Giuseppe, come avete reagito al blocco provocato dal Covid 19?
Devo ammettere che è stato uno schock per tutti, dirigenti, tecnici e atleti, e questo purtroppo ci ha paralizzati, dato che con la chiusura della parrocchia e delle strutture annesse, di fatto si è venuto a spegnere un punto di riferimento fondamentale per gli abitanti della zona, e non solo. Personalmente, per motivi legati al mio lavoro, non sono potuto intervenire come avrei voluto. Ogni allenatore so che ha mantenuto i contatti con i propri gruppi tramite i canali social, ma si tratta di situazioni estemporanee e limitate a messaggi di saluto. In ogni caso, è’ chiaro però che con lo strumento informatico è più facile raggiungere gli adolescenti che non i bambini, i quali ovviamente possono essere contattati solo tramite i genitori.

I genitori vi hanno fatto qualche pressione?
Poco o nulla, a parte quelli che erano già partecipi. Bisogna tenere conto che la nostra è una realtà molto composita. Molte famiglie ci vedono come una “area di accoglienza” dove sistemare per qualche ora i propri figli e niente più. E il fenomeno è ancora più evidente quando si parla di genitori separati, o di gente che gravita nella zona ma risiede altrove. In sostanza, il nostro “zoccolo duro” è abbastanza limitato - fatto magari di poche famiglie con tanti fratelli - e, ripeto, con la chiusura della parrocchia si è spento tutto all’improvviso.

Tu che sei anche responsabile amministrativo della società, quali problemi stai riscontrando dal punto di vista economico?
Siccome la nostra filosofia è quella di offrire un servizio di qualità a costi molto bassi, sono bastati due mesi per mandarci in crisi sotto tale profilo. Per fortuna non abbiamo problemi con la concessione dell’impianto e i tecnici lavorano a titolo di volontariato, ma le utenze e le altre cose bisogna pagarle. Ma il vero guaio è che, con ogni probabilità, dovremo rinunciare alle tante attività estive che eravamo soliti organizzare, anche per finanziarci. 

Quindi, se alla riapertura doveste perdere dei tesserati le conseguenze potrebbero essere deleterie.
Questo non credo. Anzi, mi aspetto il contrario. Tenendo presente, come ho appena detto, che il nostro è un servizio qualificato e a prezzi assolutamente competitivi rispetto alle altre realtà calcistiche del circondario, può essere che, con l’incalzare della crisi economica, tante persone decidano di venire da noi.

Pensi che dovremo attendere molto fino al ritorno della normalità?
Io sono fiducioso e credo che già in settembre si potranno riattivare alcune cose, pur con tutte le cautele del caso. Se così fosse, mi auguro che il CSI vada a programmare delle giornate in cui far svolgere le fasi finali dei campionati 19/20, perché se l’obiettivo principale non è quello di vincere, comunque i ragazzi ci tengono a tornare in campo con delle finalità concrete.

  • 07/05/2020

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