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Una società al giorno: Acqua Acetosa Ciampino


La Acqua Acetosa Ciampino è veramente esemplare per come si approccia al sociale, rendendo tutte le proprie attività - calcio a 5, danza moderna, tennis, ginnastica/ballo, teatro danza, ecc. – occasioni primarie di incontro umano, per incentivare relazioni, amicizie, mutua solidarietà.   

Angela, tu che hai contatto diretto con tante persone, come hai gestito i rapporti durante la chiusura?
La paura si è diffusa fra la gente al effetto immediato, tanto che molti sono andati autonomamente in prevenzione prima ancora del 9 marzo. Per quanto riguarda noi operatori associativi, l’esigenza primaria è stata dunque quella di stare vicino alle famiglie, con messaggi o per telefono, perché poi è emerso un senso di tristezza profondo, insieme alla preoccupazione di fare in modo che i propri figli mantenessero l’impegno scolastico stando a casa. Altre testimonianze, invece, sono di segno positivo: a causa del Coronavirus c’è chi ha ritrovato il senso della famiglia, riorganizzando la vita al proprio interno.

Che contributo avete dato a bambini e ragazzi?
Per i bambini abbiamo puntato soprattutto sui giochi, per tenerli attivi e uniti. Per quanto riguarda la danza, abbiamo inviato alle ragazze piccoli pezzi ballati dall’istruttrice con l’intento di farglieli ripetere a casa, e la risposta è stata tutto sommato positiva. Del resto, tutti i giorni non faccio altro che ricevere messaggi per sapere quando ricominceranno gli allenamenti. Ma io rispondo: adesso non è ancora il momento di parlare di questo. Prima di tutto dobbiamo far ripartire la vita sociale, e per fare questo dobbiamo prenderci del tempo, perché non si può ricominciare facendo finta che in questi due mesi e mezzo non sia successo nulla. Per nostra fortuna,  abbiamo a disposizione un impianto comunale ampio e ben attrezzato, che ci è invidiato da tutti per come è curato, perciò la prima cosa in programma, già da inizio giugno, è di adibire il campo da basket esterno ai corsi di danza. Ma ancora oggi le norme non sono chiare. 

Come responsabile del settore Danza CSI che cosa hai fatto? 
Ho mantenuto i contatti con tutti, innanzitutto per rendermi conto di come si stavano muovendo, e anche lì ho colto grande disagio, soprattutto da parte di chi risiede in strutture parrocchiali, dato che la diocesi ha fermato tutto e ancora non si intravedono novità. Poi abbiamo affrontato le tante problematiche emergenti, prima fra tutte quella organizzativa, che è un po’ il limite di tutti. L’importante a mio avviso, e su questo stiamo lavorando, è che quando sarà il settore riparta con un pensiero univoco, viaggiando tutti sullo stesso binario e alla stessa velocità. Proprio per questo, sono entusiasta per quanto il CSI Roma sta facendo per la formazione dei dirigenti, in realtà dove non può esserci alcuna logica aziendale, ma soltanto il volontariato autentico finalizzato all’educazione e all’incontro fra le persone, avendo come veicolo lo sport. 

  • 19/05/2020

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